p 339 .



Paragrafo 6 . Proudhon e Bakunin.

     
Dopo  il  1848, anche Proudhon (vedi capitolo Quindici,  paragrafo  7)
approfond  i suoi studi, arrivando a definire un progetto di  societ
basato  su  una  specie  di mutualismo anarchico.  Esso  prevedeva  la
realizzazione  di  cooperative  fondate  sullo  scambio  di  beni  tra
produttori,   in   libera  concorrenza  tra  di   loro   e   sostenute
finanziariamente  da  un  centro economico di coordinamento,  che,  in
pratica, avrebbe preso il posto dello stato.
     Le   teorie  anarchiche  ebbero  un  pi  organico  sviluppo   ed
un'elaborazione  in  senso  rivoluzionario  grazie  al  russo  Michail
Bakunin (1814-1876). Proveniente da una famiglia della piccola nobilt
rurale,  Bakunin  aveva  conosciuto a Parigi Marx  e  Proudhon,  aveva
quindi partecipato attivamente ai moti del 1848 in Germania, dove  era
stato  arrestato e consegnato al governo russo. Fuggito  dopo  pi  di
dieci  anni  di  deportazione in Siberia, svolse  un'intensa  attivit
all'interno del movimento socialista internazionale, operando per  un
progressivo distacco dal marxismo.
     Una  prima  fondamentale  differenza  riguardava  gli  obiettivi.
Anche Bakunin mirava alla realizzazione di una societ collettivista e
senza  classi;  egli  per  sosteneva un collettivismo  anarchico,  in
quanto era contrario a qualsiasi organizzazione istituzionale e quindi
anche  all'idea marxiana di fondare la socializzazione  dei  mezzi  di
produzione  sulla  centralizzazione e  sulla  pianificazione,  ed  era
invece  favorevole  ad  una  federazione  di  libere  associazioni  di
lavoratori.
     Diversa  era  anche  la strategia. Bakunin infatti  riteneva  che
protagonisti  dell'azione rivoluzionaria avrebbero dovuto  essere  non
solo  il  proletariato  industriale,  ma  tutti  gli  oppressi  e  gli
sfruttati,  in  modo particolare i contadini senza terra,  che  invece
Marx  non prendeva in considerazione. Bakunin, inoltre, era favorevole
all'iniziativa  settaria, segreta e spontanea ed  escludeva  qualsiasi
forma di lotta che prevedesse la funzione egemonica di un partito  nei
confronti  del movimento operaio e l'assunzione da parte di questo  di
un  potere  di  tipo statuale, anche nella forma della  dittatura  del
proletariato.
